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Necropoli etrusca |
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La Necropoli del Crocifisso del Tufo sorge sul lato nord-occidentale della città e deve il suo nome ad una croce incisa nel tufo all'interno di una cappella rupestre. E' databile intorno al VI sec. a. C., periodo di grande prosperità per l'antica Velzna. I primi scavi risalgono all'inizio dell'800; in questa prima fase gran parte dei corredi tombali furono asportati e trasferiti nei più importanti musei europei. Da allora gli interventi sono continuati, ma solo negli anni '60 sono stati realizzati gli scavi più significativi che hanno portato alla luce le tombe più antiche. Il risultato di tutte queste ricerche è stata la scoperta di un'area cimiteriale pianificata secondo un impianto ben preciso che sembra ricalcare gli schemi regolari attuati nella fondazione delle città: le tombe, allineate lungo stradine dritte, parallele e perpendicolari tra loro, ricordano infatti i quartieri residenziali urbani. Esse rispondono a criteri di regolarità ed uniformità che riflettono una forte esigenza spirituale del popolo etrusco: l'uguaglianza. Si ha così l'idea di una società relativamente omogenea che non lascia spazio a sontuosi e dispendiosi monumenti funebri. Rare sono dunque le eccezioni; si tratta di tombe a due camere, oppure più piccole della media denominate a"cassetta" e destinate alla sepoltura dei bambini, o ancora isolate rispetto a quelle vicine o dotate di coronamenti diversi. Grande rilevanza aveva per gli Etruschi il culto dei morti, con la credenza che il defunto conservasse una propria individualità congiunta con le sue spoglie mortali; accanto al cadavere era quindi collocato il corredo funerario. Nella tombe dei più abbienti è stato rinvenuto vasellame riccamente decorato in uso durante i banchetti, manifestazione cerimoniale del potere; chiara è qui l'allusione al banchetto tenuto in onore del defunto, eternato oltre che dai vasi, anche da resti di cibi destinati ad alimentare il morto nell'aldilà. Molti reperti trovati nella necropoli attualmente sono conservati al Louvre e al British Museum. |
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